Mio fratello è figlio unico

 

Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: Commedia
Durata: 100'
Regia: Daniele Luchetti
Cast: Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti
Produzione: Cattleya, Babe Film
Distribuzione: Warner Bros.

Autore recensione: Francesco Genovese

Voto al film : 7

TRAMA:Accio è la disperazione dei suoi genitori, scontroso e attaccabrighe, un istintivo col cuore in gola che vive ogni battaglia come una guerra. Suo fratello Manrico è bello, carismatico, amato da tutti, ma altrettanto pericoloso... Nella provincia italiana degli anni '60 e '70, i due giovani corrono su opposti fronti politici, amano la stessa donna e attraversano, in un confronto senza fine, una stagione fatta di fughe, di ritorni, di botte e di grandi passioni. E' un racconto di formazione dove sfilano quindici anni di storia d'Italia attraverso le avventure di Accio e Manrico, due fratelli diversi, ma non troppo...

E' un film che rappresenta uno spaccato non troppo remoto di un'Italia che però sembra totalmente diversa dall'attuale in un contesto in cui gli ideali erano parti integranti della vita sopratutto dei giovani; c'erano le sezioni, i movimenti, si parlava e si discuteva...si protestava per tutto e si gridava a voce alta. C'erano anche gli scontri in questo contesto, sia morali che fisici, tra la destra e la sinistra...una destra ancora troppo vicina al fascismo di Mussolini e una sinistra ancorata al post Stalinismo.

Nel film si cerca di raccontare bene quel contesto, a volte anche in modo quasi ironico, e in parte ci riesce alla perfezione; la vita di provincia è descritta in maniera impeccabile, la famiglia che vive di stenti dentro una casa pronta a crollare, tra il padre operaio, la madre che si sacrifica e i figli che scoprono il mondo degli ideali in modo scontroso. Tra di essi la figlia che scopre l'emancipazione femminile e che si vuole ribellare al conformismo ancorato ad obsoleti principi.

I due fratelli, protagonisti di questa storia invece rappresentano due modi opposti di vedere la vita, accompagnati da due modi diversi di fare politica; differenze sostanziali alla base che per certi versi trovano anche dei punti in comune. La politica vissuta in provincia nell'epoca pre-sessantottiana che sfocia in modo dirompente e con un lento andamento nel contesto dei primi scontri e dei primi cambiamenti che hanno visto pian piano il disgregarsi di una generazione che non c'è più se la confrontiamo alla generazione superficiale di oggi.

Il credo politico estremo rende i due ideali ad eguagliarsi più volte tra le azioni dimostrative di uno scontro senza mai fine. Il periodo storico descritto è forse il più intenso dal punto di vista politico della nostra Italietta dove la DC governava senza sosta tra una legislatura e l'altra e con svariati avvicendamenti; si lottava tra destra e sinistra, ma si lottava anche contro il sistema; un sistema politico che da sempre ha emarginato i più deboli, i meno abbienti che però rappresentavano il motore di quella società. Un sistema in cui anche il diritto di avere una casa era dannatamente schiacciato da una macchinosa burocrazia che da sempre ha contraddistinto il nostro paese.

Il film alla fine apre le porte ad un'altra epoca che sta per arrivare dopo il sessantotto, ovvero il periodo del terrorismo che vedrà ancora una volta protagonisti i due estremi degli estremi dei due ideali; ed è lì che i due estremi trovano un punto di intersezione che accomuna le differenze estreme tra la sinistra comunista e la destra fascista.

La donna in comune è uno dei punti di intersezione che simboleggia in un certo senso l'effettiva realtà di queste differenze che si eguagliano.

Ottimo il cast e una bella colonna sonora; un film che fa riflettere su di un periodo che ha lasciato il segno.

 

Francesco Genovese

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