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I giorni dell'abbandono Regia: Roberto Faenza Autore della recensione: Francesco Genovese |
E' una colpa non amare
più??...questa è la domanda chiave di questo terzo film di Faenza,
fischiato dai critici ma applaudito dal pubblico alla scorsa mostra del cinema
di Venezia.
Un film che narra una storia aimè troppo reale ai nostri giorni, ovvero
la fine di un matrimonio e l'abituarsi ad affrontare la vita sotto un'altra
ottica.
La protagonista della storia è Olga, interpretata da Margherita Buy,
35enne, due figli, vita apparentemente normale, traduttrice di romanzi.
All'improvviso Olga viene abbandonata per un'altra dal marito Mario, interpretato
da Luca Zingaretti, e da sola deve affrontare una nuova vita piena di domande
sul perchè del suo abbandono, troppe domande che la portano ad un vero
e proprio esaurimento in cui perde il lavoro, e il tranquillo rapporto con i
figli.
Sempre all'improvviso entra in scena un musicista suo vicino di casa, interpretato
dal grande Goran Bregovic in cui lei vede una figura di supporto scambiato,
per rancore verso il marito, in un rapporto intimo.
Purtroppo, proprio per questo rancore verso il marito, .... si allontana freddamente
dal musicista e decide di pensare solo ai propri figli.
Alla fine però, Olga reagisce, e riesce a stare in pace con se stessa
e con gli altri, specialmente con il marito, con cui riesce a parlare serenamente.
Qui la chiave del film, in cui, da quel momento in poi riesce a guardare con
occhi diversi il musicista innamorato di lei.
Un film dai ritmi lenti,
ma che cresce nella seconda metà; forse un ritmo voluto dal regista per
separare le due parti del film:
-La prima in cui lei, rassegnata, sentendosi inutile e cercando una ragione
dell'abbandono, non riesce ad affrontare la vita serenamente, una vita piena
di ombre e di una presenza quasi scomoda per lei di una barbona che le ricorda
una poverella trovata morta annegata in mare quando lei era bambina.
-La seconda parte in cui finalmente riesce a reagire, ed è proprio per
questo che il ritmo del film aumenta.
Ottima interpretazione degli attori, specialmente della Buy che si riconferma una delle migliori attrici del nostro cinema.
A chiudere il film una bella canzone di Carmen Consoli e Goran Bregovic.
Un bel film, anche se c'è un qualcosa che non lo rende perfetto...ma si sa, la perfezione purtroppo non è facilmente raggiungibile proprio come tanti matrimoni che finiscono improvvisamente, in cui i figli sono l'unica cosa che rimane di tanti amori o unioni che dovevano durare tutta la vita ma che invece si spengono inesorabilmente.
Francesco Genovese