Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Dramatico
Regia: Ferzan Ozpetek
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Raoul Bova, Massimo Girotti, Filippo Nigro.
Autore della recensione: Sandra
Voto: 7 -1/2
"La finestra di fronte" è un film sulla memoria, sul tempo che passa ma i cui accadimenti ci fanno compagnia per il resto dei nostri giorni. Ozpetek affronta la storia con uno stile leggero nonostante l'incipit aggressivo dell'inizio, utilizza la struttura del giallo e così la storia d'amore resta a fare da sfondo ad una normalità che tutto sommato non è niente male. Raoul Bova è credibile (e stupendo...)nei panni del futuro dirigente di banca e disegna una goffaggine quotidiana senza calcare la mano. Giovanna (Mezzogiorno) è la donna sposata che lavora e pensa ai figli, la quale, grazie agli insegnamenti del vecchio saggio Davide, riesce a capire cosa vuole veramente dalla vita. Filippo (Nigro) è il marito di Giovanna che nonostante non sia bello come il dirimpettaio tentatore Lorenzo (Bova), gioca con i bambini facendosi licenziare e passando da un lavoro all'altro.
Un'interpretazione che dona un tocco di realismo senza scampo è quella dell'amica di Giovanna interpretata dall'inimitabile Serra Yilmaz, la quale incarna i luoghi comuni, il cinismo e la visione superficiale della vita che Giovanna non vuole abbracciare. Alla fine del film Giovanna sembra essersi riconciliata con la vita. Ma lo è anche lo spettatore? Lorenzo parte per la sua nuova vita da dirigente lasciandosi alle spalle la storia con la donna che spiava e dalla quale veniva spiato. Davide è il personaggio più sofferente in quanto ha perso per sempre il suo amore, si è macchiato di un omicidio, ed aver riacquistato la memoria, di conseguenza, non deve essere proprio una cosa piacevole. Filippo è il personaggio che rompe la monotonia romantica del film con uno spaccato di realtà lacerante, un uomo che rappresenta la massa, gioca con i figli con la play-station e piange perché sente di essere tra gli ultimi. Molto toccante è la passione di Davide per i dolci ed il regista si sofferma parecchio su di essi.
Tutto l'amore che non è riuscito a comunicare, Davide lo mette nei suoi manicaretti che sono un vero e proprio inno alla vita. Interessanti sono i riflessi dei personaggi che si spiano attraverso le finestre, i quali mettono in evidenza la natura speculare della storia. Così come Davide ha dovuto rinunciare al suo amore, Giovanna rinuncia al suo. Se la protagonista pensava di essere la sola a spiare Lorenzo, scopre di essere oggetto di osservazione da parte di lui. Il carrello iniziale è prevedibile in quanto abbiamo visto la mano ed il personaggio appoggiarsi al muro.
Lo sguardo in macchina
finale ci sembra ostentato in maniera fin troppo sfacciata, nonostante gli occhi
bellissimi dell'attrice protagonista e la morale riconciliante. Particolarmente
ben riuscite sono le scene surreali durante le quali i ricordi di Davide si
fondono con la realtà presente, tra le strade del ghetto. Un buon compromesso
che evita di abusare di troppi flashback, lasciando lo spettatore in un'atmosfera
di sospensione che è proprio il sentimento portante di questo film. In
quei momenti il tempo si ferma, riaffiora il passato, il quale fondendosi al
presente dichiara la sua paternità e sparisce subito dopo lasciandoci
orfani di una memoria da ricostruire. Così la sospensione, che in tutti
i sensi resta come cifra narrativa e stilistica, lavora dentro di noi ponendoci
continue domande sul film, sui personaggi e di conseguenza sulla validità
delle nostre scelte. Un ottimo film che lascia però l'amaro in bocca
con dei personaggi in bilico sul filo di una vita sempre più precaria,
costellata di facili tentazioni alle quali non cedere è sempre più
difficile. La filosofia del cinema che non fa sognare ma che ripresenta la realtà
tale e quale se la trova di fronte, è vincente in Italia.
Ci piace ricordare la dedica con cui il film inizia:
A Massimo.