Dirty
Dancing 2
Recensione inviata da Sandra
Titolo originale: Dirty
Dancing: Havana Nights
Nazione: Usa
Anno: 2004
Genere: Romantico
Durata: 90'
Regia: Guy Ferland
Cast: Romola Garai, Diego Luna, Mika Boorem, Jonathan Jackson, January Jones,
Sela Ward, Patrick Swayze
Voto: 8
Lambientazione
cambia rispetto a Dirty Dancing 1, anche se gli anni restano più o
meno gli stessi.
Non siamo più in un villaggio turistico della costa americana, ma nella
Cuba che sta per essere conquistata da Castro. Qui, proveniente da una noiosa
St. Louis, si trasferisce per lavoro, tutta la famiglia Miller.
La diciottenne Katey (Romola Garai) inizialmente poco contenta del cambiamento,
ben presto si adatta alla nuova vita, anche se non lega con i suoi coetanei
connazionali, ma con Javier (Diego Luna Open range) un cameriere del
posto, eccellente ballerino.
Figlia di due ex stelle della danza, Katey si appassiona alle sensuali movenze
dei cubani e così, un po per gioco un po per sfida si segna
ad una gara di ballo cui parteciperà insieme a Javier.
Liniziale diffidenza del ragazzo, la freschezza di Katey, la voglia
di ballare di entrambi e gli obiettivi ostacoli cui devono far fronte faranno
da romantico sfondo ad unadolescenziale e innocente storia damore
che si sviluppa fra locali fumosi e ritmi indiavolati. Oltre alla partecipazione
di Swayze, (ancora in ottima forma!) del primo film non resta molto. E
meno intrigante e provocante, ma più scanzonato e giovanile. Del conflitto
generazionale, motore scatenante del primo episodio, non resta traccia. Katey
deve contrastare piuttosto un forte conformismo e una serie di pregiudizi
che i suoi genitori e gli altri ospiti dellalbergo hanno nei confronti
dei cubani. Non ha difficoltà a ballare (ricordate Jennifer Grey che
non riusciva a fare il famoso salto?), ma deve riadattare il suo modo di muoversi,
molto tecnico e cerebrale, a quello di Javier, che danza con una naturalezza
e spontaneità.
I balli sensuali, che tenevano avvinghiati Swayze e Grey, e che fecero da
preludio ad un altro tormentone di quegli anni, la lambada, qui si trasformano
in una sorta di fusion, una commistione di tanti stili sudamericani e afro-cubani
che strizzano locchio al rock dei primi anni sessanta. Superficiale
per quanto concerne lambientazione storica, non si capisce perché
si è voluto collocare la vicenda nella Cuba di quegli anni se poi tutto
lo sfondo politico resta assolutamente marginale.
Questo film mi è piaciuto molto ...magari non per la storia in sè
ma di fronte a Cuba, i balli sensuali ,questa voglia di vivere e divertirsi
con poco di quella popolazione bè...non resisto!
Sandrà Basiricò