La fine della Vuitton Cup

TRAPANI - Il circo della Vuitton cup ha chiuso i battenti da qualche ora...ebbene si...anche questa è finita; d'altra parte, niente dura per sempre, e aggiungerei in questo caso, meno male!( 10 ottobre 2005)

La Vuitton cup è arrivata sulla città come un'onda travolgente a tal punto di riuscire a far smuovere il sedere di tanti trapanesi che quasi per miracolo si sono accorti che esiste un porto, un centro storico, ma sopratutto uno sport antichissimo come quello della vela.
L'occasione è importante: per una volta Trapani viene nominata nella scena mondiale per un avvenimento che non ha niente a che fare con fatti sanguinosi accaduti tempo fa, omicidi, bombe, latitanti, appalti, etc etc...
Forse per la prima volta nella storia della nostra città, siamo al centro dell'attenzione, tra i complimenti dei giornalisti di La7 e quelli degli equipaggi.
Una città, o meglio, una parte della città tirata a lucido per l'avvenimento: niente carta per terra, niente macchine, ma sopratutto tutte le strade asfaltate, cose che noi trapanesi pensavamo non esistessero più; e invece no: finalmente la marina è asfaltata, ma sopratutto senza bozze...un asfalto liscio che ci fa quasi pensare che gli ammortizzatori delle nostre macchine siano nuovi.
Comunque, per non abituarci troppo all'asfalto liscio, basta passare per Via San Francesco D'Assisi e via Nunzio Nasi, dove sembra proprio che la Vuitton Cup si sia svolta in un'altra città...e così anche in tante altre vie.

Una città in fermento stregata dalla vela: dopo qualche giorno bastava passare per le vie della città per sentir parlare la gente di questo sport, un pò come in un film di Fantozzi, quando tutti i suoi colleghi diventavano esperti di ciclismo per far piacere al capo.
Tutti esperti di vela, con tutta la terminologia appropriata, naturalmente.

L'AC Park è il luogo di attrazione principale, orari di apertura e chiusura, transenne da tutte le parti e tre punti di accesso: un "bellissimo" sovrappasso da 100000 euro, e due semplici entrate ai due estremi del parco.
Il sovrappasso è resistente, e nonostante gli scricchiolii, riesce anche a tenere il peso dei "tammurinara dei misteri", quattrocento anni di storia racchiusi in questi tamburi non sono pochi...

All'interno del parco una bellissima barca da esposizione, uno stand di Valencia con tanto di Maxischermo e uno stand di degustazioni vini in coabitazione con quello dell'annullo postale.
Proseguendo ci si trova davanti al "grande tunnel", la cui costruzione ha comportato l'obbligo di "rompere" pezzi di strada asfaltata da pochi giorni, e che spero, dopo lo smontaggio, sia riasfaltata per intero senza toppe e montagnette.
Dentro il tunnel, due banchi bar, fotografie, le coppe in esposizione, divanetti in plastica dura e un maxischermo con tanto di palchetto interviste.

Uscendo dal tunnel ecco uno stand dedicato ai bambini, con giochi e spazi per la creatività.

Dopo di ciò ecco il negozio dei gadget dell'america's cup: magliette, cappellini, ciabatte, teli, giubbotti, tazze, etc etc etc ufficiali della 32esima coppa america e dei team partecipanti, un luogo stracolmo di gente nonostante i prezzi un pò esagerati.

Uscendo dall' America's Cup Store, un bel gioco di barche telecomandate riproducenti le barche in gara in una vasca colma d'acqua con tanto di vento artificiale, insomma, una bella attrazione per i ragazzi.

A questo punto, tra la veduta dei bellissimi yacht ormeggiati in banchina, e un altro bar specializzato nel caffè a cialde, ecco che l'AC-park finisce lì.

Uscita, corsa alle macchine, e via...

Per le vie del centro storico abbiamo avuto il piacere di assistere a delle belle mostre fotografiche allestite qua è là tra gli edifici storici della nostra città.

L'afflusso delle persone è stato tale da svuotare le scorte dei bar e ristoranti, una boccata di ossigeno che nemmeno per i misteri e per le feste di mezz'austu si è mai avvertita.

La sera le vie del centro, in particolar modo la splendida cornice di Via Garibaldi(Anche al largo delle sirene c'erano gli stand "casa Sicilia", e anche qualche concerto), si riempivano di gente fino a notte fonda, tra locali all'aperto, musica dal vivo, e birre a fiumi...tutto quello che noi, poveri trapanesi non abbiamo visto questa estate.

Dopo mezzanotte, i divieti di accesso al centro con le macchine decadevano: un buon momento per assaporare le strade della nostra città messa a lucido come Dio ha creato noi trapanesi: sulla proprie macchine, braccia fuori e radio a palla.

Erano secoli che non passeggiavo al centro in mezzo a tutta questa gente, considerando il fatto che 9 volte su 10 la sera tardi le strade solitamente sono deserte.
Questo è il miracolo vuitton Cup, una sorta di miraggio per il trapanese comune.

In questi giorni di epilogo dell'evento, sembrava di vivere nel film "polvere di stelle", quando gli americani andavano via, le insegne dell'avanspettacolo venivano sostituite da quelle degli attori più famosi, e quello che rimaneva era solo un pizzico di malinconia.

Chissà come sarà il centro dopo che il circo andrà via; di sicuro l'afflusso tenderà a scendere pian piano, anche perché per i primi giorni c'è la curiosità e direi anche la voglia di godersi le bellezze di una città totalmente cambiata, senza transenne, sovrappassi, doppi sensi e stand.
Poi sarà il solito film già visto....un pò di sporcizia qua e là, qualche cane randagio e il ricordo di quello che è stato.
Almeno, per gli abitanti del centro sarà così; per il resto della città, niente è cambiato durante la manifestazione, e quindi tutto è rimasto uguale a prima.
Basta farsi un giro nelle zone popolari "ghettizzate", e nelle frazioni della città che per la prossima stagione invernale si preparano ad altre regate, ma questa volta sulle strade allagate per i tombini otturati; lì dove non ci saranno attrazioni musicali e stand; lì dove non ci sarà nessun sovrappasso, ma solo la speranza che gli allagamenti non provochino danni di alcun tipo.
Lì, dove sarebbe bello avere dei parchi, spazi verdi dove far giocare i bambini, che in mancanza di ciò si divertono a bruciacchiare i cassonetti...
Lì, dove sarebbe bello non vedere i rifiuti fare la muffa a cielo aperto...
Lì, dove la speranza di un domani migliore non sia solo un miraggio.

Purtroppo la Vuitton cup, pur essendo una manifestazione sportiva importantissima, è stata posta come primaria importanza per la città, un pò come il battito cardiaco fondamentale per la vita degli esseri umani.

Noi cittadini siamo stati pazienti, abbiamo chiuso un occhio su alcune cose, in cambio di questo circo e dei complimenti di tutti, compreso il ministro leghista Castelli,che in veste di appassionato di vela ha apprezzato le nostre bellezze e i nostri venti; degli apprezzamenti che, se esaminiamo gli ideali del suo "partito" di appartenenza(lega nord padania), potrebbero essere presi in considerazione come sintomo di alto tradimento alle regole della padania libera.

Adesso speriamo che il sindaco e tutta la sua giunta non ci facciano pentire di questa nostra pazienza, e che la nostra città, TUTTA LA NOSTRA CITTA' sia tirata a lucido sempre, e non solo per questa occasione; la partita inizia adesso: è ora che vogliamo vedere le strade asfaltate e pulite; è ora che vogliamo vedere le strade piene di gente; è ora che vogliamo che si parli bene di Trapani; è ora che vogliamo trasparenza e legalità; è ora che vogliamo più rispetto per l'ambiente.

Perché anche se la Vuitton cup è stata per tutti questi giorni di primaria importanza, adesso che è finita dobbiamo sperare invece che Trapani inizi la sfida con se stessa...una sfida ben più importante delle regate....una sfida sul nostro domani, e dobbiamo pretendere che questa sfida la vinca; ma dobbiamo essere noi a vincerla, noi trapanesi, noi con la nostra apatia ma che in fondo amiamo la nostra città; noi che finora non scendevamo dalla macchina se non per necessità; noi che finora non valorizzavamo le nostre bellezze; noi che finora ce ne siamo sempre fregati di tutto ciò che ci ruota attorno, con la nostra indifferenza e il nostro materialismo.
Con il nostro aiuto la città ce la può fare, ma senza di esso, tutto ciò che è stato fatto non è servito a nulla, e resteremo sempre ciò che siamo sempre stati, ovvero degli zulù capaci solo di aspettare la manna dal cielo e di prendere le cose come vengono."

Francesco Genovese